Effetti per chitarra

Effetti per chitarra
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Tipologie

Il suono di una chitarra elettrica, lo sanno tutti i chitarristi, è riprodotto grazie ai pickup che trasformano le vibrazioni delle corde suonate in impulsi elettrici, e successivamente indirizzato ad un amplificatore.

Ma la “personalità” del suono di una chitarra è legata a tanti fattori: la risonanza creata con il legno della chitarra, le dimensioni e le tipologie di corde utilizzate, lo spessore del plettro utilizzato, la tipologia o la marca di pickup, l’utilizzo di una plettrata al manico o al ponte, l’uso di amplificatori valvolari o a transistor, e così via.

Tralasciando tutti questi parametri, indubbiamente soggettivi, non c’è modo più semplice per alterare il suono di una chitarra che ricorrere ai cosiddetti “effetti chitarra”. Si tratta di dispositivi elettronici in grado di modificare il suono della chitarra elettrica agendo su parametri come il tono, l’intonazione, il volume, il sustain, e così via, praticamente alterando il segnale.

In commercio troviamo effetti per chitarre elettriche per tutti i gusti e tasche. Effetti che possiamo suddividere in 5 principali famiglie:

  • effetti di distorsione (distorsione, overdrive, fuzz e booster): si tratta di effetti che modificano in modo piuttosto netto il suono della chitarra distorcendo il segnale;
  • effetti di ambiente (Delay, Riverbero, eco): grazie a questi effetti è possibile riprodurre l’effetto che si ottiene suonando in particolari luoghi chiusi o aperti;
  • effetti di modulazione (Phaser, Chorus, Flanger, Vibrato, Tremolo): con questi effetti si producono variazioni sul segnale della chitarra di tipo ciclico;
  • effetti di dinamica (Compressore + limiter): con gli effetti di dinamica si modifica l’ampiezza del segnale, consentendo ad esempio una maggiore uniformità tra le singole note suonate e un aumento del sustain;
  • pedali d’espressione: consentono di controllare parametri come il volume delle note suonate, e vengono gestiti con l’azione continua o variabile del piede sulla pedaliera.

A questi effetti vanno aggiunti pedali come gli accordatori elettronici e gli equalizzatori grafici, i noise gates (eliminano e filtrano i rumori), gli switcher (usati per selezionare pedali o strumenti “on the fly”), i pitch shifter o pedali in grado di creare effetti ottava, ossia generare dei suoni una o più ottave sopra o sotto le note da noi suonate.

Come troviamo in commercio gli effetti per chitarra? Anzitutto sottoforma di piccoli pedalini, noti anche come “stomp boxes”. I pedalini sono acquistabili singolarmente e montano all’interno i circuiti analogici o digitali. Richiedono l’utilizzo di un alimentatore esterno da 9 volt o di batterie, e vanno montati in serie, collegandoli con cavi di qualità. L’effetto si attiva con una pressione del piede sulla pedaliera o su un bottone collocato sul box, e si disattiva con un’ulteriore pressione. Diversi pot presenti sul pedale consentono di modificare alcuni parametri del suono.

Un’altra possibilità sono i cosiddetti multieffetti, sistemi pratici e compatti che integrano un gran numero di effetti digitali tra cui molto spesso emulazioni dei grandi pedali “storici”. Tra i vantaggi dei multieffetti anzitutto la praticità (richiedono un solo alimentatore), poi i costi (molto ridotti, specialmente per le fasce amatoriali). Alcuni giudicano i circuiti analogici più “caldi” ed autentici dei prodotti digitali, ma come sempre affidiamoci al nostro orecchio per giudicare.

Una terza soluzione, solitamente privilegiata dai professionisti, è quella degli effetti a rack, utilizzata ad esempio negli studi di registrazione. Il rack case è un contenitore utilizzato per effetti, preamplificatori ed altre apparecchiature, nel quale sono “impilati” tutti i pezzi.

Il distorsore

Chi non salta in piedi al suono “cattivo” di una chitarra elettrica distorta? Tutta la storia della chitarra rock è indissolubilmente legata al distorsore, il re della musica “hard”, utilizzato per la prima volta da band storiche come i Rolling Stones o gli Yardbirds.

Oggi l’utilizzo del distorsore non è relegato alla sola musica rock ed affini, ma sconfina un po’ in tutti i generi, grazie anche alla varietà di modelli in commercio ed alla necessità di rendere “aggressivi” anche i brani pop. I distorsori sono dispositivi elettronici in grado di simulare un effetto evitato come la peste prima degli anni ’60, ovvero la saturazione del cono di un amplificatore in cui si immette un segnale a volume molto alto.

Nel caso degli stomp boxes o degli effetti per chitarra, la distorsione viene potenziata e arricchita di nuovi parametri. Ma l’effetto è sempre lo stesso, ovvero viene modificata la forma d’onda della nota. Alla categoria della distorsione appartengono effetti come il distorsore (classico), l’overdrive e il fuzz. Tutti alterano il suono originale, ma in modi diversi. L’overdrive, infatti, agisce sull’onda sonora all’ingresso, senza modificarne la forma ma aumentando il gain sul livello d’uscita del volume.

I pedalini per la distorsione, gli effetti a rack o i multieffetti presentano solitamente tre controlli base:

  • Gain (o dist): ovvero il potenziometro con il quale regolare la quantità di distorsione;
  • Tone:  il potenziometro che agisce sul tono della distorsione;
  • Level: che invece agisce sul volume.

I distorsori a rack spesso sono più ricchi di parametri, e consentono di gestire meglio le equalizzazioni. Ma non mancano modelli a pedale che integrano equalizzatori. La tipologia di distorsore che utilizzeremo varierà a seconda del sound che vogliamo ottenere e del genere che ci apprestiamo a suonare. Per un buon rock blues ad esempio sceglieremo un caldo overdrive, mentre per suonare metal andremo a cercare pedali più aggressivi e “taglienti” prodotti ad hoc. Ottimo invece il fuzz per creare sonorità sgranate tipiche nel rock anni ’70, o il RAT e il Big Muff per sonorità più “indie” e grunge.

Il delay

Un altro effetto tradizionalmente legato alla chitarra elettrica è il delay, termine inglese che sta per “ritardo”. Reso celebre da grandi performer come David Gilmour dei Pink Floyd o The Edge degli U2, quest’effetto consente di produrre un’ampia gamma di variazioni sul suono della chitarra sommando alle note suonate originali una o più ripetizioni (eco) delle stesse.

In commercio troviamo delay realizzati sia con tecnologia analogica che digitale. I primi delay erano costruiti con dei nastri magnetici esattamente come i registratori a nastro, ed ancora oggi sono tanti i nostalgici che preferiscono delay analogici (sicuramente più imprecisi ma a loro detta più “caldi”) ai più moderni ritrovati digitali.

Su un delay o un echo-delay troviamo in media i seguenti controlli:

  • Time: ovvero il tempo che trascorre tra una ripetizione e la successiva. Si può utilizzare questo parametro per regolare a tempo il delay con il brano che stiamo suonando;
  • Feedback: ossia il numero delle ripetizioni, che in molti pedali può essere impostato all’infinito;
  • Level: il volume delle singole ripetizioni;
  • Modulation: ovvero le modulazioni da applicare alle ripetizioni;
  • Rate: la velocità delle modulazioni di cui sopra;

A differenza dei pedali di riverbero, un delay consente di riprodurre una copia del suono originale anche a distanza di parecchi secondi dalla nota suonata. Questo permette di creare incastri sonori molto suggestivi, in un certo senso accompagnandosi con le proprie stesse note.

I modelli più completi di delay implementano funzionalità come il reverse delay, l’echo, il rhytmic delay e il tap-tempo (per mettere a tempo il delay con il pezzo da suonare). Molto utile può rivelarsi anche il bottone hold, che manda in loop una sequenza di suoni da noi registrata consentendo di suonarci sopra. Ottimi delay per qualità e varietà di impostazioni sono l’Akai Headrush o il Line 6 DL4. Un buon echo-delay, economico ma dal suono particolarmente caldo e vintage è l’Ibanez DE-7.

Il chorus

Come il nome stesso suggerisce, il chorus (coro) vuole simulare l’effetto di un coro, producendo un caratteristico suono molto ampio e presente, simile al suono prodotto da due strumenti che vanno all’unisono.

Il chorus, come il delay, funziona in base ad una leggera “sfasatura” di una o più linee in ritardo rispetto al segnale originale della chitarra. Si tratta però, rispetto al delay, di un ritardo minimo, nell’ordine dei 20 millisecondi, e che viene progressivamente spostato con variazioni costanti, cosa che il delay non fa mantenendo invece un ritardo fisso. Proprio come accade quando due persone, cercando di cantare perfettamente l’una sull’altra, non riescono a non far notare piccole imperfezioni e differenze nell’esecuzione delle melodie.

L’effetto è molto utilizzato in tantissimi generi musicali, e sicuramente da considerare tra i must per qualsiasi chitarrista. Il chorus consente di creare la sensazione di grandi spazi, rendendo il suono più corposo e presente, ma anche più brillante. E’ molto utilizzato anche dai cantanti per ottimizzare la resa vocale. L’utilizzo più frequente del chorus è con la chitarra clean, senza distorsione, meglio per arpeggi o accordi aperti alla Andy Summers. Molto utile anche sulle chitarre acustiche, per simulare l’effetto di una 12 corde, e da provare con la distorsione, soprattutto per parti di chitarra meno aggressive.

Su un chorus solitamente troviamo due controlli base:

  • depth (profondità), con la quale gestiamo l’intensità dell’effetto rispetto al suono pulito;
  • rate, con il quale controlliamo la velocità delle sfasature di cui sopra.

I chorus più professionali possono montare una serie di controlli aggiuntivi, tra cui l’intensity e la possibilità di equalizzare il suono direttamente dal pedale. Una valida possibilità è quella di usare il chorus in modalità stereo invece che mono. Volendo è possibile ottenere un chorus anche regolando opportunamente i controlli un un delay o un flanger.

Altri effetti per chitarra

Distorsore, delay e chorus non esauriscono l’ampia gamma di effetti per chitarra disponibili sul mercato. Molto apprezzato tra gli effetti d’ambiente è infatti il riverbero, talvolta già integrato negli amplificatori, e che consente di simulare quel che accade suonando in un ambiente chiuso, quando le onde sonore vanno a colpire le pareti rimbalzando e producendo una sovrapposizione di suoni. Il riverbero che troviamo nei rack o nelle stomp boxes può essere del tipo room, chambre, hall, plate, gated o reverse.

Molto ricca la gamma degli effetti di modulazione, tra i quali merita una menzione anzitutto il Phaser. Si tratta di un effetto elettronico che miscela il segnale originale con un segnale leggermente ritardato, con l’aggiunta però di alcune cancellazioni di frequenza. L’effetto è molto apprezzato soprattutto per suonare ritmiche funky.

Simile al phaser è il flanger, che però estremizza alcune caratteristiche del suono rendendolo simile al roboare nell’aria di un aereo in decollo e più “scordato” rispetto al phaser.

Interessanti effetti si ottengono anche con il tremolo, che varia ciclicamente il volume della chitarra (si ottiene un caratteristico sound “pulsante”), e il vibrato, che modifica invece l’altezza della nota.

Tra gli effetti di dinamica per chitarra è fondamentale menzionare il compressore, immancabile nelle pedalboard di qualsiasi chitarrista. Il compressore riduce la dinamica del segnale e consente ad esempio di aumentare il sustain delle note suonate sulla chitarra. Solitamente integra anche funzioni da limiter, tagliando i segnali che superano una certa soglia indicata per mantenere uniforme il volume delle note suonate.

E gli effetti d’espressione? Pedali come il Wah-Wah hanno fatto la storia del rock, grazie anche a chitarristi del calibro di Jimi Hendrix. Il Wah viene azionato da un pedale e “controllato” mentre si suona, creando un suggestivo effetto che ricorda il pianto di un infante.

Quando utilizziamo effetti per chitarra sottoforma di pedali, la raccomandazione è quella di creare una buona catena di effetti, imparando a riconoscere la giusta collocazione per ogni singolo effetto della pedaliera. All’inizio della catena degli effetti (ovvero più vicini alla chitarra) si collocano pedali come il Wah o il Volume Pedal, che necessitano di lavorare sul segnale pulito. Quindi tocca di solito al compressore, poi al distorsore, ad un pedale di equalizzazione, ad effetti di modulazione ed infine ad un eco-delay. Tuttavia i problemi che possono sorgere relativamente alla disposizione degli effetti e le varie possibilità rispetto alla loro collocazione nella catena necessiterebbero di un’intera ulteriore guida. Sperimentiamo, dunque, magari contando sul supporto di chi ne sa più di noi o di un valido negoziante.

Migliori produttori

La Boss corporation è una storica azienda giapponese specializzata nella produzione di effetti per chitarre e bassi elettrici. Da sempre sinonimo di qualità, propone un’ampia gamma di effetti a pedali singoli o doppi, pedaliere, accordatori e multi effetto. Tra i prodotti di punta il classico distorsore DS-1, un’ampia gamma di delay e pedali di modulazione e compressori come il CS-2.

La Behringer è un’azienda tedesca che produce prevalentemente mixer, console, amplificatori ed effetti per chitarra. In catalogo, da pochi anni, è un’ampia gamma di stomp boxes in grado di riprodurre un gran numero di effetti, tra i quali i cloni di pedali leggendari. La caratteristica principale dei pedali behringer è il basso costo: il prezzo dei singoli effetti, infatti, ammonta a circa 1/3 di quello dei pedali più blasonati in commercio, mentre la qualità ne risente solo in parte.

Dal 1968 l’americana Electro-Harmonix produce effetti a pedale molto apprezzati, alcuni dei quali diventati veri e propri cult del genere. Su tutti il big muff, una distorsione particolarmente calda e “fuzzosa” che ha fatto la storia soprattutto del rock anni 90. Altro trademark di casa Electro-Harmonix è il Memory Man, un echo-delay molto completo reso celebre soprattutto da The Edge degli U2.

La MXR nasce nel 1973 negli Stati Uniti, ed è oggi un brand Jim Dunlop. Sotto il marchio MXR troviamo una grande varietà di pedali, tra cui ottimi distorsori e un completo stereo chorus. In produzione anche alcuni “signature pedals”, come la distorsione di Dimebag Darrell, l’Overdrive di Zakk Wylde o il phase 90 di Eddie Van Halen.

La Line 6 è un’azienda californiana specializzata nella produzione di chitarre, amplificatori, effetti a pedale, microfoni wireless e software per la registrazione. Tra i prodotti di punta diversi modelli di POD e il delay DL 4 modeler, con un’incredibile varietà di funzioni (16 effetti delay e 18 preset, più un loop sampler).

Publicato: 2010-04-03Da: Redazione

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