Flauto traverso

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Flauto traverso

In questa guida conosceremo meglio il flauto traverso, appartenente alla categoria degli strumenti musicali a fiato, percorrendone la storia, esplorandone le caratteristiche tecniche e le varie tipologie ed infine fornendo qualche utile consiglio per gli acquisti. Buona lettura a tutti!

Lo strumento

Il flauto traverso è uno strumento musicale a fiato ad imboccatura laterale, che si suona cioè soffiandovi all’interno mentre lo si regge in posizione trasversale rispetto al viso. Un tempo, infatti, lo strumento era conosciuto come traversiere. Il suono viene prodotto grazie alla vibrazione dell’aria che ha luogo all’interno del flauto, poichè l’aria insufflata dall’esecutore, urtando contro uno spigolo duro, entra in “collisione” con l’aria contenuta nello strumento, generando appunto la vibrazione.

Le singole note musicali vengono invece ottenute controllando l’intensità del flusso d’aria grazie ad appositi fori praticati sullo strumento e controllabili con un sistema di chiavi. Il flauto traverso si distingue, come vedremo, dal classico “flauto dritto” o “flauto di pan”, per i principi di funzionamento ma anche per la storia e le applicazioni che ha trovato nel corso degli anni in ambito musicale.

Potremmo definire il flauto dolce una versione semplificata del flauto, che non a caso è utilizzata anche in ambito didattico per i primi approcci dei più piccoli all’universo musicale. Il flauto dolce si suona tenendo lo strumento di fronte, senza orientarlo lateralmente come nel caso del flauto traverso. La famiglia dei flauti è numerosa e ben assortita, e non è difficilissimo confondersi: abbiamo flauti bassi, iperbassi, dolci, contralti, contrabbassi, indiani, ottavini, flauti di pan ed infine traversi. Si tratta, in ogni caso, di strumenti musicali aerofoni, costruiti in legno o in metallo, e suonati facendo vibrare l’aria all’interno del tubo sonoro grazie, appunto, al fiato dell’esecutore.

Numerose varianti, come il ney arabo o i tanti modelli di strumenti a fiato di origini orientali sono nate invece da differenti contesti socioculturali, trovando diverse applicazioni in ambito religioso e popolare. I primi flauti sono attestati già in civiltà rurali, seppur molto dozzinali ed utilizzati probabilmente da pastori o suonatori improvvisati. Sorprende sapere del ritrovamento di frammenti d’ossa risalenti a decine di migliaia di anni fa, sui quali sono stati praticati fori da mano umana.

Storia del flauto traverso

Facciamo ora qualche passo indietro, per familiarizzare con la storia di questo straordinario strumento. Per le prime testimonianze dell’utilizzo di strumenti della famiglia del flauto, oltre ai rudimentali esemplari creati secoli addietro, possiamo far riferimento indifferentemente all’Oriente o all’Occidente. Già i greci utilizzavano una versione particolare di questo strumento, chiamandolo aulos, del tipo ad una canna (monoaulo) o a due (diaulo). Altro flauto particolarmente diffuso era il cosiddetto "flauto di pan", costituito invece da più canne unite tra loro e di dimensioni differenti.

Il latino flàtus fa riferimento al soffiare, tecnica utilizzata per far suonare il flauto, da cui appunto il nome stesso dello strumento. I romani appresero dai greci l’arte di costruire e suonare flauti, che prendono nel loro caso il nome di "tibie". In Cina già attorno al 900 a.c. sappiamo dell’utilizzo del flauto traverso (qui ti-tsu), che verrà conosciuto ed utilizzato in Europa soltanto diversi secoli dopo, attorno all’anno mille. Strumenti a fiato particolarmente popolari li ritroviamo anche in altre culture: il bansri indiano (ad imboccatura sul tubo) o il ney arabo (flauto di canna ad imboccatura terminale) ne sono alcuni esempi, ma anche le culture precolombiane ebbero i loro flauti.

Mentre la storia del flauto si perde in quella dei tanti contesti socioculturali d’origine, quella del flauto traverso vede i natali nel medioevo, anche se alcune testimonianze ce ne suggeriscono l’ esistenza in occidente già all’epoca degli etruschi. Dopo un periodo di impopolarità il flauto riemerge da protagonista in Europa attorno al 1300. I primi flauti traversi erano in legno, particolarmente semplici e talvolta rinforzati con anelli di metallo. Certe raffigurazioni dell’epoca mostrano che l’impugnatura era inversa rispetto a quella odierna.

Questi strumenti si diffusero particolarmente in Francia, Inghilterra e Germania, ed impiegarono diversi anni per guadagnare in popolarità. Utilizzati anche dalle truppe mercenarie, si svilupparono a partire dal Rinascimento, periodo nel quale si van definendo ed affermando 3 tipi di flauto traverso (basso, tenore e soprano). L’evoluzione del flauto conosce però una notevole impennata nel periodo barocco: si adottano forme coniche, una chiave, e si comincia a concepire lo strumento come formato da più pezzi. Tra il 700 e l’800, finalmente, il flauto traverso diviene strumento d’orchestra, perfezionandosi così ulteriormente. Il modello oggi utilizzato nasce dal progetto del flautista Theobald Böhm, che nel 1847 brevetta dopo vari tentativi un nuovo ed efficiente prototipo dello strumento.

Composizione

I flauti traversi che possiamo incontrare oggigiorno in un qualsiasi negozio musicale sono solitamente in legno o più spesso in metallo (di alpacca, una lega metallica particolarmente resistente). Il legno era molto più utilizzato anni addietro, per i primi modelli di flauto.

Il flauto traverso è composto da tre pezzi principali, assemblati con degli innesti del tipo a baionetta:

– la testata;

– il Corpo Centrale;

– il Trombino, detto anche piede;

Sulla testata il musicista emette il soffio che consente al flauto di suonare. Una testata è un lungo tubo metallico (circa 20cm), aperto da un lato, e solitamente costituito da alpacca, argento, oro, platino o legno. Il tappo che chiude il pezzo è detto "a vite" poiché può essere regolato e ruotato e consente di accordare le ottave. Una testata è composta di 4 parti: la boccola, ossia il pezzo su cui è praticato il foro di insufflazione; il tubo; il pozzetto ed il tappo, che ne chiude l’estremità.

Il corpo centrale è, come il nome stesso suggerisce, la parte centrale dello strumento, la più lunga. Sulla sua superficie troviamo 14 aperture e 16 chiavi: agendo con il mignolo della destra sulla prima chiave del trombino, otteniamo le note. Il corpo è sempre in metallo. La parte finale del flauto è il trombino (o piede). Solitamente il trombino è in Do con 3 chiavi, ma ne esistono anche in si. Utilizzando il mignolo della destra il trombino in do consente di produrre Do4 Do#4 e Re#4.

Il risultato finale è un flauto lungo circa 65 cm, di diametro medio (interno, se i pezzi sono in metallo) 1,9 -2 cm. L’innesto che consente di connettere la testata al corpo si utilizza, come detto in precedenza per accordare il flauto, regolandone la lunghezza, cui corrisponde l’intonazione.
Il flauto è chiuso dal lato di emissione, dove il musicista tiene le mani.

Il suono e la timbrica

Occupiamoci adesso del suono e della timbrica di un flauto traverso. Questa parentesi richiederà un piccolo excursus nella teoria musicale, giusto per approcciare al meglio la materia in questione e comprendere in profondità i concetti trattati. Ricordiamo che in musica si parla di estensione per indicare l’intera gamma di suoni che uno strumento musicale può emettere, partendo dal più grave e giungendo al più acuto. Una chitarra, ad esempio, ha quasi tre ottave di estensione, mentre un pianoforte supera le sette ottave.

Il timbro, invece, è un attributo molto meno definibile, poichè identifica il colore, la sfumatura individuale del suono, tale da permettere ad esempio di distinguere un suono di pari altezza e intensità quando proveniente da due strumenti diversi. Ultimo concetto da tenere a mente per la lettura di questa guida è quello di intonazione: si calcola comparando un suono di riferimento (LA, 440 Hz) ad un qualsiasi suono emesso: se la frequenza è la stessa, l’intonazione è corretta.

Per il nostro flauto traverso possiamo affermare che, mentre il timbro brillante (evocatore di paesaggi bucolici e scene pastorali) resta caratteristico e facilmente individuabile e riconoscibile sia in flauti classici ed in legno che in modelli contemporanei di flauto traverso, l’estensione può notevolmente variare a seconda della tipologia di flauto utilizzata (per il flauto traverso classico l’estensione è solitamente do 4 – do 7). In media l’estensione di un flauto è di tre ottave e mezzo, e solo ad alcuni virtuosi è concesso di emettere il Do 8.

Risulta infatti più impegnativo, specialmente per i principianti, raggiungere gli estremi dell’estensione dello strumento. L’intonazione, invece, è “a discrezione” dell’esecutore e solitamente relativa alla propria padronanza dello strumento. Ma quante tipologie di flauti traversi possiamo incontrare? Cosa le caratterizza e le contraddistingue? Avviciniamoci ulteriormente al nostro strumento per conoscerne la famiglia di appartenenza.

La famiglia del flauto traverso

Oggi il flauto traverso è indubbiamente il flauto più utilizzato in ambito orchestrale e non, sia per la musica classica che nell’ambito altrettanto vasto della musica leggera. Abbiamo già accennato alle altre tipologie di flauti, che ora elenchiamo accompagnate da una piccola descrizione. Oltre al flauto traverso classico in do, abbiamo, nella "famiglia dei traversi":

  • l’ottavino. E’ il flauto più piccolo della famiglia (circa grande la metà di un flauto traverso), tra i più diffusi, e produce suoni più acuti, come il nome suggerisce, di un ottava se comparato al flauto classico. E’ uno strumento particolarmente impegnativo da suonare poiché i fori risultano molto ravvicinati ed altrettanto le chiavi, di dimensioni abbastanza piccole;
  • il flauto basso in do. Produce suoni più gravi di un’ottava rispetto al traverso classico, ed è caratterizzato da una singolare forma a J, ovvero a testata curva. Lo strumento ha una lunghezza notevole ed un’estensione che solitamente va da do3 a do6.
  • il flauto contralto in Sol (o Fa). Segue immediatamente il classico flauto in Do ed ha estensione sol3-sol6, ovvero una quarta in meno;
  • il flauto soprano in Sol (più acuto di un’ottava del contralto);
  • il flauto contrabbasso in Sol (più grave di un’ ottava del contralto);
  • il flauto iperbasso in do (4 ottave sotto il flauto traverso classico – raggiunge il registro più basso in tutta la famiglia);
  • Il flauto tenore in Sib;
  • Il flauto contrabbasso in sol (due ottave in meno del flauto traverso);
  • Il flauto contrabbasso in Do;
  • Il flauto supercontrabbasso in Do o in Sol;

Degli strumenti su elencati soltanto alcuni trovano applicazione consueta in orchestre, gli altri li ritroviamo quasi esclusivamente impiegati in orchestre di soli flauti. I vari flauti si differenziano comunque per le caratteristiche compositive, le dimensioni, i materiali, l’estensione fino all’estetica. Ricordiamo che i flauti in Sol si dicono traspositori poiché suonando il Do lo strumento emette un Sol: il musicista legge in questo caso comunque una partitura in do.

Consigli per la pratica e l’acquisto

Come per tutti gli strumenti musicali, anche l’approccio con il flauto traverso richiede qualche precauzione. Oltre alla "via accademica", quella del conservatorio, esiste la possibilità di frequentare numerosi corsi e lezioni private. A premiare, inevitabilmente, sarà la costanza e l’applicazione dell’allievo, che arriverà a padroneggiare lo strumento applicando uno o più "metodi" per flauto. Una delle maggiori difficoltà incontrate dagli esordienti riguarda la posizione della bocca per soffiare correttamente nello strumento. Suonare il flauto significa infatti anzitutto saper soffiare nello strumento, poiché il suono finale sarà il prodotto dell’incontro tra il flusso d’aria emessa e quella contenuta all’interno del tubo.

Per produrre le note è necessario, utilizzando le chiavi, chiudere o aprire i fori (ad arte, ovviamente) sullo strumento: ciò consente di controllare la colonna d’aria in vibrazione, come già spiegato in precedenza. Il nostro consiglio è quello di affidarsi a mani (potremmo dire a bocche) esperte, almeno nelle prime fasi dell’approccio allo strumento. Acquisita un’impostazione, infatti, è molto difficile cambiarla se scopriamo di aver commesso errori in corso. Inoltre, la presenza di un maestro ci renderà più semplice l’approccio alla pratica, stimolandoci anche all’esecuzione costante e corretta degli esercizi.

Particolarmente utile, per i più piccoli, può rivelarsi l’acquisto di un modello ad hoc con doppia testata, accorgimento utilizzato per avvicinare l’imboccatura dello strumento. Effetti molto particolari che è possibile ottenere con un flauto sono il glissato, realizzabile con delle chiavi forate, o il frullato, una tecnica applicata pronunciando contemporaneamente una tra le consonanti "tr", "vr" "dr" e soffiando. Fondamentale, per l’apprendista, sarà anche l’ascolto di composizioni in cui compare il flauto traverso, giusto per “fare l’orecchio” al caratteristico timbro di questo strumento.

Incontriamo il flauto traverso in numerose composizioni classiche, ma anche in brani moderni come le lunghe esecuzioni di rock sperimentale dei Jetro Tull, apprezzato gruppo in attività dagli anni 70 e capitanato dal leggendario Ian Anderson. Tra i più noti esecutori nostrani nell’ambito della musica leggera, possiamo apprezzare Mauro Pagani o Elio della band "Elio e le storie Tese".

Publicato: 2010-04-03Da: Redazione

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